La morte dello scrittore “sanguinante”: il giornalismo assistito dall’intelligenza artificiale sta erodendo la voce umana?

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Per decenni, l’arte della scrittura è stata definita dalla lotta. Come ha affermato la leggenda della scrittura sportiva Red Smith, scrivere una rubrica era come sedersi davanti a una macchina da scrivere e “sanguinare”. È stato un atto di lavoro, introspezione e sforzo manuale.

Tuttavia, nelle redazioni sta emergendo una nuova tendenza che minaccia di sostituire quel “sangue” con semplici battute. Stanno emergendo rapporti di giornalisti che utilizzano Large Language Models (LLM) come ChatGPT e Claude per generare intere bozze, spostando il settore dalla narrazione guidata dall’uomo a quello che viene chiamato giornalismo “assistito dall’intelligenza artificiale”.

L’ascesa del giornalista “one-shot”.

Rapporti recenti hanno evidenziato un segmento crescente di professionisti dei media che utilizzano impenitentemente l’intelligenza artificiale per semplificare il proprio flusso di lavoro.

  • Alex Heath (Tech Reporter): utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare trascrizioni di interviste, note ed e-mail in bozze di prosa. Descrive il processo come un modo per aggirare la “pagina vuota, disordinata, dolorosa, zero-a-uno”.
  • Nick Lichtenberg (Fortune ): Ha utilizzato l’intelligenza artificiale per produrre un enorme volume di lavoro, scrivendo circa 600 storie dallo scorso luglio. Il suo processo prevede che strumenti come Perplexity o NotebookLM di Google creino una bozza iniziale, che poi modifica e pubblica.

Sebbene questi scrittori sostengano che stanno semplicemente eliminando la “fatica”, i loro metodi sollevano una domanda fondamentale: L’atto di scrivere ha effettivamente uno scopo oltre la semplice produzione di testo?

La difesa “assistita dall’intelligenza artificiale”.

Per evitare reazioni negative da parte di lettori ed editori, molte testate giornalistiche e giornalisti stanno adottando il termine “assistito dall’intelligenza artificiale” anziché “scritto dall’intelligenza artificiale”. Questa distinzione è cruciale per la sopravvivenza del settore.

Il caporedattore di Fortune, Alyson Shontell, difende questa pratica affermando che i resoconti e le analisi rimangono altamente originali e guidati dall’uomo, anche se la prosa è supportata dall’intelligenza artificiale. La tesi è che per gran parte del consumo di notizie – dove i lettori vogliono semplicemente fatti o un breve riassunto di uno sviluppo – lo “stile” di uno scrittore umano è secondario rispetto alla velocità e all’efficienza della distribuzione delle informazioni.

Questa prospettiva è in linea con l’etica più ampia della Silicon Valley: secondo cui l’espressione umana è spesso una “inefficienza” che ostacola i dati puri. I sostenitori di questo punto di vista suggeriscono che un saggio di lunga durata ben scritto è un contenitore obsoleto per quella che potrebbe essere una sequenza snella di informazioni di sei paragrafi.

L’erosione della connessione e dell’anima

La spinta verso la prosa generata dall’intelligenza artificiale non è priva di attriti significativi. La reazione negativa proviene da due fronti principali:

  1. Etica professionale: molte pubblicazioni, tra cui WIRED, mantengono severi divieti sui testi generati dall’intelligenza artificiale per proteggere l’integrità giornalistica. Anche l’industria dell’editoria sta controllando attivamente i propri cataloghi per prevenire un afflusso di “slop dell’intelligenza artificiale”.
  2. L’elemento umano: C’è una paura crescente che rimuovendo il “dolore” della scrittura, stiamo rimuovendo proprio ciò che collega uno scrittore a un lettore. Scrivere non è solo un modo per registrare pensieri; è un modo di pensare. Quando una macchina gestisce la stesura, lo scrittore può bypassare il processo cognitivo critico che si verifica durante la lotta per trovare le parole giuste.

È interessante notare che questa tensione è anche generazionale. Mentre alcuni giornalisti veterani vedono l’intelligenza artificiale come una minaccia per il mestiere, i giornalisti più giovani (Gen Z) spesso la vedono come una minaccia sistemica, uno strumento che potrebbe “rubare” i loro percorsi di carriera prima ancora di averli stabiliti.

Una linea rossa sfocata

La tecnologia sta diventando sempre più difficile da contenere. Strumenti come NotebookLM di Google sono progettati per aiutare nella ricerca e nell’organizzazione, ma sono costantemente “a un passo” dall’offrire di scrivere una bozza con la voce dell’utente.

Poiché sempre più organi di stampa, come Business Insider, adottano politiche che consentono all’intelligenza artificiale di assistere nella redazione, il settore si sta avvicinando a un punto di svolta. Ci stiamo muovendo verso un mondo in cui la distinzione tra voce umana e voce imitata da una macchina diventa sempre più sottile.

Se l’industria dà priorità al volume e all’efficienza rispetto all’esperienza unica e vissuta dello scrittore, rischiamo un futuro del giornalismo che sia accurato nei fatti ma fondamentalmente impoverito di anima.

Conclusione
La transizione al giornalismo assistito dall’intelligenza artificiale offre efficienza e volume senza precedenti, ma minaccia di disaccoppiare l’atto di pensare dall’atto di scrivere. Se l’industria perdesse “l’infiltrazione umana” che rende significativa la prosa, potrebbe scoprire che mentre fornisce più informazioni, sta perdendo la connessione con il lettore.