Il capitalismo non è solo un sistema economico. È un parafulmine. I critici ne attaccano le fondamenta da secoli. Gli argomenti sono vari. Si va dalla fragilità economica ai profondi danni sociali.
La crescita sotto il capitalismo è spesso inaffidabile. Cicli di espansione e recessione creano instabilità che si propaga attraverso le società. Ma l’instabilità è solo uno strato. Il sistema produce anche danni sociali tangibili. L’inquinamento è un sottoprodotto. Un altro è il trattamento disumano dei lavoratori.
Poi c’è la disuguaglianza. La disparità di reddito di massa è spesso attribuita al modo in cui si accumula il capitale. Il divario di ricchezza si allarga. Non rimane solo largo. Diventa più ampio.
Karl Marx non ha inventato queste lamentele. Ma li ha sistematizzati. L’economista e filosofo del XIX secolo diede voce al dissenso organizzato. Il suo lavoro gettò le basi per il marxismo. Ha fornito un quadro per comprendere la lotta di classe.
Gli storici guardano più indietro. Collegano modelli orientati al profitto a capitoli più oscuri della storia. Capitalismo e mercantilismo condividono una radice comune. Questa radice è la ricerca del profitto su larga scala. Questa ricerca ha contribuito ad alimentare istituzioni oppressive.
La schiavitù non è stata un incidente. Era un motore economico. Il colonialismo si basava sull’estrazione. L’imperialismo ha ampliato mercati e risorse. Questi sistemi non sono emersi nel vuoto. Erano sostenuti da teorie economiche che davano priorità al profitto rispetto alla dignità umana.
La critica non è solo teorica. È storico. È strutturale. E rimane attuale anche oggi.


















