I recenti incidenti che hanno coinvolto chatbot IA e tecnologie di sorveglianza dimostrano che i principali rischi per la privacy online rimangono invariati: i dati condivisi con le aziende tecnologiche sono vulnerabili a dipendenti, governi, criminali e controversie legali. Mentre gli strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT e le fotocamere Ring stanno facendo notizia, il problema fondamentale non è nuovo: è l’esposizione intrinseca che deriva dall’affidamento di informazioni personali a piattaforme di terze parti.
Ambiguità giuridica e interazioni tra chatbot
Un giudice federale ha recentemente stabilito che le conversazioni con il chatbot Claude di Anthropic non sono coperte dal segreto professionale. Questa decisione evidenzia una lacuna critica nelle tutele legali poiché le persone si rivolgono sempre più all’intelligenza artificiale per una consulenza legale preliminare. La sentenza sottolinea il fatto che i contenuti generati dall’intelligenza artificiale non ricevono automaticamente la stessa riservatezza della comunicazione da uomo a uomo. Ciò dovrebbe sollevare interrogativi su come verrà gestita in futuro la preparazione giuridica assistita dall’intelligenza artificiale e se siano necessarie linee guida specifiche per chiarire queste interazioni.
Preoccupazioni relative alla sorveglianza dei dispositivi abilitati all’intelligenza artificiale
Ring, l’azienda produttrice di videocamere per campanelli di Amazon, ha suscitato indignazione con uno spot pubblicitario del Super Bowl che mostrava il monitoraggio del quartiere basato sull’intelligenza artificiale. Sebbene commercializzata come strumento per ritrovare animali domestici smarriti, il potenziale di sorveglianza della tecnologia è evidente. La reazione ha costretto Ring a limitare i danni, ma l’incidente illustra una tendenza più ampia: L’intelligenza artificiale sta amplificando le capacità di sorveglianza esistenti, rendendo più semplice tracciare e analizzare gli spazi pubblici e privati.
OpenAI e il dilemma del reporting proattivo
OpenAI è stata esaminata attentamente dopo che i rapporti hanno rivelato che la società era a conoscenza dei piani violenti di una donna della Columbia Britannica condivisi con ChatGPT mesi prima che commettesse una sparatoria di massa. Il dibattito è incentrato sulla questione se OpenAI avrebbe dovuto segnalare in modo proattivo queste informazioni alle autorità. Questo caso costituisce un pericoloso precedente: le società di intelligenza artificiale potrebbero ora sentirsi obbligate a condividere i dati degli utenti con le forze dell’ordine, anche senza mandati legali, creando un effetto agghiacciante sulla libertà di espressione.
Il problema principale: la vulnerabilità dei dati
Gli esperti di privacy sostengono che l’intelligenza artificiale non sta cambiando radicalmente il panorama dei rischi. La minaccia di violazioni dei dati, accesso dei dipendenti e richieste del governo è sempre esistita. L’intelligenza artificiale si limita a accelerare e automatizzare queste vulnerabilità. Che si tratti di un dipendente umano o di un algoritmo, i dati personali sui server aziendali rimangono a rischio di esposizione.
In definitiva, le notizie recenti non riguardano l’introduzione dell’intelligenza artificiale di nuove minacce alla privacy; si tratta di evidenziare le conseguenze durature dell’affidarsi a piattaforme centralizzate per archiviare ed elaborare informazioni sensibili. Il problema non è la tecnologia in sé, ma i sistemi esistenti che consentono la compromissione dei dati, a causa di negligenza, pressione legale o attori malintenzionati.





















